Si stava meglio quando si stava peggio? Certo che no!

I tempi cambiano, le cose cambiano, tutto cambia. Qualcuno potrebbe aggiungere “perché niente cambi” e per certi versi avrebbe anche ragione. Anzi, qualcuno sostiene che è inutile cambiare perché tanto non cambia niente. Al che io rispondo: se tanto non cambia niente che male può portare cambiare?

Ma, bando alla filosofia (?), la storia dell’uomo è una storia di evoluzione. E questa storia è inglobata in una storia di evoluzione ancora più grande in cui chi si è saputo adattare è sopravvissuto e chi non l’ha fatto, prima o dopo, si è estinto.

Con questo pensiero mi viene naturale vedere il cambiamento come un tentativo di adattarsi. Che purtroppo non sempre va a buon fine, ma che senz’altro non è da demonizzare a priori.

Lavorando nel campo della tecnologia mi scontro di continuo con persone che sostengono le nuove tecnologie sono il male e ci stanno rovinando. D’altra parte ci sono anche quelli che sostengono che sono la soluzione a tutti i problemi del mondo. Come sempre la verità sta nel mezzo. Non sono il problema e non sono la soluzione. Sono semplicemente strumenti che se usati bene possono portare benefici, se usati male possono provocare danni.

Ogni novità provoca entusiasmi e resistenze perché tanti di noi hanno bisogno di entusiasmarsi e tanti di noi hanno bisogno di sicurezze, che le novità tendono a far vacillare.

Ogni conquista, sociale o tecnologica che sia, che ci pare naturale e sacrosanta, all’inizio non lo era affatto. Vale per il cinema (strumento del diavolo), per il voto alle donne (dove andremo a finire) e vale anche per i marchingegni elettronici e per i social media, rei di inibire le relazioni sociali, nonché di provocare dipendenza.

Sulla dipendenza in realtà un fondo di verità c’è, ma non è niente che non conosciamo. Intendo dire che la dipendenza è effettivamente un rischio, ma non più di quella data dal vino o dalla televisione. Il vino è buono e fa bene. La televisione è utile e piacevole. Ma possono entrambi dare una dipendenza negativa.

Trent’anni anni fa si stava peggio, non si stava meglio. Io c’ero e me lo ricordo. Quando ripenso a trent’anni fa non ci penso con nostalgia. Ho tantissimo bei ricordi, ma non vorrei un mondo dove avevi una sola fonte di informazione e quando scrivevi una lettera dovevi usare la posta aerea e la risposta arrivava dopo qualche settimana.

Busta per la posta aerea

Ma al di là di quello che penso io, che per me conta, ma magari a voi “nun ve ne po’ frega’ de meno”, il dato oggettivo è che gli strumenti ci sono e gli altri li usano. E noi (sottinteso italiani) dobbiamo prendere atto che se non li usiamo saremo svantaggiati. A qualcuno passerebbe per l’anticamera del cervello di rinunciare a telefono o automobile? Immagino di no. Allo stesso modo non si può rinunciare all’email e agli strumenti di comunicazione online, inclusi i social media.

Piuttosto che impiegare il nostro tempo a convincerci che sono strumenti brutti e cattivi, suggerisco di investirlo a cercare di capire come funzionano, come si gestiscono, insomma come non uscirne con le ossa rotte.

Del resto, conoscere il proprio nemico non è una cattiva idea, no? Che poi conoscendolo… magari… chissà… forse non è poi così nemico!

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