L’ufficio virtuale cresce. E anche io

Dopo svariati mesi della mia prima esperienza di lavoro in una cloud company, è tempo di tirare le somme.

Sono stati mesi intensi di apprendistato e di miglioramento, di caffè annunciati su hangouts e bevuti davanti alla finestra – a volte quella reale – a volte quella di Windows. Settimane e giorni di lavoro passate alla scrivania di casa mia.

Dopo i primi tempi trascorsi in pigiama, sono riuscita ad autoregolarmi fissando dei limiti minimi di decenza e ad impormi il MIO programma giornaliero. Inizialmente la cosa più difficile è proprio quella d’imparare ad autogestirsi, a fissare per sé stessi degli obiettivi SMART giornalieri.

Nei mesi sono sempre più convinta di ciò che pensavo all’inizio: non mi piace lavorare per compiti. Preferisco di gran lunga che mi venga concesso di trovare il mio “mood” e la mia strada per arrivare in fondo. E i risultati arrivano.

E poi questa “nuvola” è davvero molto trafficata. Impossibile sentirsi soli, anzi. Ci siamo noi – che non stacchiamo mai la connessione e ci sentiamo in continuazione (gioie e dolori degli smartphone, che per noi sono uno strumento indispensabile), gli stagisti – che sono dei ragazzi favolosi, entusiasti…e mi costringono a parlare inglese.

Per non parlare delle riunioni…riusciamo a farle dovunque…nei limiti della banda larga.

Che potrei chiedere di più? Beh, forse che inventino un app che mi prepari il caffè e me lo versi, dopo avermi chiesto se lo voglio al vetro o in tazza. Ecco la pausa al bar un po’ mi manca.

20140207_132801

Be Sociable, Share!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>