L’inconsapevole responsabilità sociale

CNA Scandicci lunedì 25 gennaio ore 9.30 sala incontri. Sulla porta c’è scritto: Progetto Capirsi: Capire Progettare e Implementare la Responsabilità Sociale d’Impresa.

Entro. Ad accogliermi sei persone di cui tre organizzatori dell’agenzia Qualitas e tre fruitori: Il Sig. Calosi della Calosi Sementi, Gianluca Raimondo dell’Isola di Arturo Coop. Soc. e Mirella Angotti del Centro di rieducazione motoria Alisè, e ovviamente io, exout. Ci guardiamo. Presentiamo noi stessi e la nostra azienda, soprattutto dovremmo parlare delle azioni responsabili che attuiamo all’interno dell’azienda. E’ per questo che siamo qui? Tutti e quattro siamo venuti per ascoltare e scopriamo invece che tre persone (che nel corso della mattinata diventano cinque con l’arrivo di Giuseppina De Lorenzo del Settore Sviluppo Economico della Regione Toscana e di Simona Bonafé Assessore al Comune di Scandicci) sono li a pendere dalle nostre labbra.

Perché come ci spiegano Francesca Zippel e Marilena Minarelli, la sensazione che hanno gli enti preposti è che tante aziende soprattutto micro e piccole generalmente familiari attuino “naturalmente” comportamenti responsabili ma in modo del tutto inconsapevole. Allo stesso tempo se sentono parlare di Bilanci Sociali e Certificazioni SA8000, parafrasando il Sig. Calosi “gli vengono le bolle”.

Questi incontri nascono dalla volontà di premiare tutte quelle realtà virtuose che nascono, lavorano e crescono sul territorio, ma c’è un problema: lo standard non condiviso. Se ciascuno opera responsabilmente ma non può produrre documenti confrontabili con gli altri come fa l’ente a definire una azienda più virtuosa di altre?

Ci dicono che exout, Calosi, Alisè, Isola di arturo insieme hanno almeno 8 punti di responsabilità sociale autodichiarata e probabilmente continueranno ad adottare l’autocontrollo indipendentemente dalla premialità o meno. Per questo ci meritiamo più attenzione da parte di chi ci rappresenta.

Ieri in ufficio è tornato a trovarci Luca Lorrai di Qualitas per farci un’intervista con lo scopo di riportare la nostra esperienza in una pubblicazione che uscirà chissà quando. La cosa che ci riempie di orgoglio è che dalle nostre procedure e organizzazione interne, all’iniziativa lancia la tua palla di natale per gli auguri di fine anno, dall’evento GTUG che ha visto la nascita di una vera rete di imprese, ai servizi per la condivisione online dei documenti e informazioni, evitando lo spreco di carta e toner, il nostro contributo allo sviluppo sostenibile è considerevole.

Adesso ne siamo consapevoli.

“Lo sviluppo sostenibile si ha quando l’impresa, nel proprio agire, oltre al rispetto delle leggi, si preoccupa della durevolezza e del mantenimento delle risorse economiche, sociali ed ambientali, dotandosi di strumenti di misurazione, controllo e comunicazione”. Questi sono gli ambiti in cui abbiamo ricevuto le “nomination”:

  • Qualità del lavoro e relazioni con i dependenti
  • Rapporti con il territorio
  • Ambiente e generazioni future
  • Marketing sociale e finanza responsabile

Chiudo con una constatazione di Marilena Minarelli: “tutte le aziende che funzionano sono organizzate, ma c’è l’organizzazione che include la responsabilità sociale e l’organizzazione che la esclude; nelle aziende dove la gestione è prevalentemente femminile si include perché le donne hanno nel dna la visione del futuro”. Chi lo sa meglio di noi che stiamo attendendo una donna tutta nuova per aprile?

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Comments
  1. 9 years ago

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